L’Olla di Cerere, una scoperta che riscrive la storia della scrittura falisca: in mostra a Villa Giulia

olla di cerere

Due olle, forse tre, dove si pensava ce ne fosse una sola. Un’iscrizione antica e un’indagine interdisciplinare che apre nuove prospettive sulla civiltà falisca. Dal 6 novembre al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia una mostra racconta i risultati di una ricerca tra archeologia, linguistica e tecnologie digitali.

Un vaso, un’iscrizione e una storia che, a distanza di oltre 2.500 anni, continua a riservare sorprese. È questo il punto di partenza di L’Olla di Cerere e le altre. Voci, forme, complessità, la mostra che inaugura il 6 novembre 2026 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, portando all’attenzione del pubblico una delle più significative testimonianze della lingua e della scrittura degli antichi Falisci.

Al centro dell’esposizione c’è l’Olla di Cerere, un reperto di particolare valore per lo studio delle prime forme di scrittura nell’Italia antica. Il nome deriva dalla divinità menzionata all’inizio dell’iscrizione che ne caratterizza la superficie. Ma proprio quello che sembrava un documento già conosciuto e studiato ha rivelato, grazie a nuove indagini, una realtà molto più articolata.

Il risultato più sorprendente della ricerca riguarda infatti la natura stessa del reperto: i frammenti attribuiti tradizionalmente a un’unica olla appartengono in realtà a due vasi distinti, realizzati con la stessa fattura. Non si esclude, inoltre, che uno dei frammenti possa essere riferibile addirittura a una terza olla dello stesso tipo.

Una scoperta che modifica la prospettiva di lettura dei materiali e restituisce ulteriore complessità alla produzione epigrafica falisca di età arcaica, tra VII e VI secolo a.C., in un periodo che gli archeologi definiscono orientalizzante.

Una ricerca tra archeologia, linguistica e innovazione digitale

La mostra rappresenta il momento di sintesi di un progetto scientifico avviato nel 2023, nato con l’obiettivo di sottoporre a una nuova analisi l’iscrizione e il supporto ceramico che la conserva. Un lavoro che ha messo in dialogo discipline e metodologie differenti, dimostrando quanto la collaborazione tra saperi possa contribuire a una conoscenza più approfondita del mondo antico.

Promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il progetto coinvolge La Sapienza Università di Roma, attraverso l’insegnamento di Civiltà dell’Italia preromana, l’Università di Bologna – Alma Mater Studiorum, con il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, CINECA – Data Visualization e il Politecnico di Milano, con il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”.

Al percorso di ricerca ha aderito anche il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, mentre l’iniziativa si avvale della collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e della Direzione regionale Musei nazionali Lazio. Il progetto ha inoltre ottenuto il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici e del Comune di Civita Castellana.

Le altre voci della scrittura falisca

L’Olla di Cerere non sarà l’unica protagonista dell’esposizione. Accanto al reperto, una selezione di vasi e frammenti iscritti provenienti da Falerii, più o meno coevi, consentirà di ampliare lo sguardo sulla cultura scrittoria di questa antica comunità.

Si tratta di testimonianze particolarmente interessanti perché mostrano come i vasi potessero diventare veri e propri supporti per testi lunghi ed elaborati, andando ben oltre la semplice funzione decorativa o d’uso degli oggetti ceramici.

Attraverso forme, segni e iscrizioni, il visitatore sarà accompagnato alla scoperta delle peculiarità linguistiche dell’area falisca e di una produzione culturale che rappresenta un tassello importante per comprendere la pluralità delle civiltà dell’Italia preromana.

L’obiettivo è dunque restituire visibilità a un patrimonio spesso meno conosciuto rispetto a quello etrusco e romano, ma fondamentale per ricostruire la ricchezza linguistica e culturale dell’Italia antica.

Due giornate di incontri scientifici

L’apertura della mostra sarà accompagnata da un programma di appuntamenti scientifici in calendario il 5 e 6 novembre, ospitati tra La Sapienza Università di Roma e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Gli incontri offriranno l’occasione per presentare i risultati del progetto e approfondire le nuove prospettive di studio emerse dalla collaborazione tra specialisti di archeologia, linguistica, informatica, geomatica e chimica.

Un confronto interdisciplinare che dimostra come anche un oggetto apparentemente circoscritto possa diventare la chiave per aprire nuove domande sul passato.

A Villa Giulia, dunque, non si racconterà soltanto la storia di un vaso antico, ma quella di una ricerca capace di rimettere in discussione conoscenze consolidate. Perché, talvolta, sono proprio i frammenti a restituire le storie più sorprendenti.

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